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La vera Storia di François Delì

Finora avevo preferito lasciare nel mistero la mia scelta. Quella di attribuire l’enigmatico nome di François Delì ai profumi da me creati.

Ma è arrivato il momento di rivelare a chi li ama questo piccolo segreto, con la certezza che potrà solo aumentare il loro carisma, arricchendoli del passato intenso e appassionante, che quel nome porta con sè. Tutto iniziò nei lontani giorni della mia infanzia, quando solevo trascorrere l’estate nella casa di mia nonna nella lussureggiante campagna toscana. La ricordo perfettamente e, ora come allora, sento risuonare i nostri passi in quelle stanze immense, arredate con calda sobrietà e illuminate da raggi di sole che penetravano attraverso le tende ricamate, diffondendo vibrazioni di rassicurante energia.

In quei locali razzolavo liberamente insieme ai miei compagni di gioco, solo a tratti richiamato da mia nonna, quando nemmeno le spesse mura della casa riuscivano a contenere le grida. In contrasto con tanto rumore, lei si muoveva silenziosamente - occhi azzurri, capelli biondi raccolti, viso ancora avvolto da un’antica bellezza e sorriso malinconico, che non la lasciava mai - trascorrendo il suo tempo tra i libri, il pianoforte che suonava con inimitabile grazia, e l’amatissimo giardino.  Qui passava intere giornate a coltivare, accarezzare, blandire fiori dai mille colori e piantine dalle fogge inconsuete. Solo in quei momenti sembrava lasciarsi molti anni di vita dietro le spalle, muoversi in modo più fluido e leggero e ridere con gli occhi. Il rito continuava anche dentro casa, dove ogni giorno, la nonna riponeva mazzi di fiori sempre nuovi in splendidi vasi di cristallo dai colli alti e sinuosi. Lo faceva con armonica lentezza, come se avesse voluto prolungare all’infinito quei piccoli gesti dall’intimo grande significato. Era un mattino di giugno – avevo 12 anni – quando riuscii a riscuotermi, infrangendo la fascinazione magnetica che quei gesti esercitavano su di me,  per farle una domanda, che premeva da tempo nel mio cuore di fanciullo.  Perché trascorrere tanto tempo tra i fiori, perché toccarli con tanta devozione, perché illuminare lo sguardo solo in loro presenza? Ero piccolo, ma già capace di cogliere certe sfumature e forse un po’ geloso di una nonna, a me tanto cara, che sembrava amare quei fiori persino più di me… Lei si girò stupita verso di me, mi accarezzò i capelli con dolcezza, per poi perdersi in un lungo racconto che, pur vivido e palpitante di emozione, pareva emergere dai più lontani recessi della memoria. “Questa passione, piccolo mio, me l’ha trasmessa un uomo che ho amato moltissimo… Io ero giovane allora, lui francese e si chiamava François Delì. Lo incontrai a una festa di amici prima della guerra, ma non fu la sua bellezza o la divisa a colpirmi, ma l’animo sensibile e raffinato. Amava tamente fiori e piante aromatiche da coltivarli in un grande giardino e in una serra nei pressi della sua casa. Ci innamorammo quasi subito… era la prima volta per me, trascorrendo intere giornate in questo suo mondo silenzioso lontano da tutti, a osservare la bellezza di quei fiori, ma soprattutto ad apprezzarne i profumi. Ben presto François mi portò nel suo piccolo laboratorio, situato dietro la serra. Nel vederlo rimasi senza parole: sembrava lo studio di un alchimista, ricolmo com’era di alambicchi e boccette di ogni tipo, forma e dimensione. Lui, però, non cercava di trasformare la materia in oro, semplicemente creava profumi… la sua passione segreta, di cui non amava parlare con nessuno…

Mi spiegò che a ogni fragranza può corrispondere un’emozione, un ricordo, un attimo di vita che non tornerà più, ma riaffiorerà, più forte che mai, alla comparsa di quelle note olfattive. Ogni sua composizione rimandava dunque a esperienze gioiose o amare, struggenti o entusiasmanti… François teneva persino un album, non di fotografie come sarebbe logico supporre, ma di essenze! In ogni pagina, erano celati fiori e piante, debitamente essiccati, a ognuno dei quali corrispondeva un significato simbolico, astratto o concreto, noto solo a lui… e poi anche a me… una specie di vocabolario olfattivo dell’anima, a cui si ispirava ogni volta  che ideava una fragranza. Tutto un mondo che, per un tempo troppo breve, condivise solo con me… Io non sono capace di creare profumi, ma da allora ho imparato a esprimere ciò che provo abbinando fiori ed erbe… ecco perchè li osservo per ore, li amo tanto e li cambio spesso… parlano, piangono, ridono al posto mio, capisci?”.

Mi limitai ad annuire, fissandola negli occhi per poi lasciarmi sfuggire l’ultima, inevitabile domanda: “Ma lui, nonna dov’è?”. Lei abbassò gli occhi, trattenendo a stento le lacrime e, dopo avermi baciato sulla fronte, mi prese per mano e mi portò in giardino.  Raccolse senza esitare alcuni fiori, ne compose con cura un mazzo, lo mise tra le mie mani e mi disse: “Senti questo profumo, per me corrisponde al dolore, il più acuto e profondo mai provato… fu l’ultimo che mi donò, prima che la guerra lo portasse via per sempre…”.

In quell’istante François Delì entrò nella mia vita. Senza dire una parola, promisi a me stesso di raccogliere sensazioni, ricordi e profumi lasciati nell’aria dalla sua passione. Per dedicarli a lui… e alla mia amata nonna!